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notizia pubblicata in data: 21 dicembre 2017

Buon Natale!

Anche quest'anno vi facciamo gli auguri per un Sereno Natale condividendo gli scritti ricevuti dalla volontaria Anna Semeraro da poco rientrata dalla Missione di Bugenyuzi in Burundi e dalle sorelle di Bharoul in Nepal.

Buone feste!!!

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La piccola Irakoze ha gli occhi aperti e mi guarda, mentre io mi avvicino al suo letto per visitarla … Che bella sorpresa!

Il giorno prima l’avevo vista con gli occhi chiusi, in coma per una grave malaria, ed ora eccola: ha la flebo, ma sono i sorrisi teneri e gli sguardi rassicuranti della mamma a nutrirla! Nella manina la mamma le ha messo un piccolo ibenyi, una specie di panino dolce fritto che in Burundi piace tanto ai bambini.

Chiedo alla bimba di condividerlo con me: con le sue piccole dita ne stacca un pezzetto e me lo offre … “Grazie, Irakoze, sei una bimba buona” le dico, inghiottendo con gusto quella briciola di bontà.

Doverei cominciare a visitarla e certamente scoppierà a piangere!

Penso alle cose da fare e al tempo che sto perdendo, mentre Irakoze mangia il suo ibenyi: non lo addenta a bocconi, ma con una manina lo tiene stretto e con l’altra stacca minuscoli pezzetti che porta alla bocca, uno alla volta, lentamente.

Alcune briciole cadono sul lenzuolo e lei le raccoglie, una ad una, delicatamente.

La contemplo e mi commuovo … Mi ricorderò ti te, cara bambina!

E’ Natale … “QUESTO PER VOI IL SEGNO: TROVERETE UN BAMBINO AVVOLTO IN FASCE CHE GIACE IN UNA MANGIATOIA.” (Lc 2, 12)

Ecco l’invito a cercare i segni di speranza nella mia vita!

E come un regalo arrivi tu, Irakoze:

occhi aperti che sorprendono i miei pensieri,

briciole che disturbano i miei sentimenti.

Oggi sei per me la “nostalgia bella” che sconvolge ogni desiderio …

Penso ai miei occhi che solo aprendosi allo sguardo - come i tuoi -

potranno chiudere nel sonno le mille paure di ogni giorno.

Ci sarà un desiderio di verità e di giustizia

che non dovrà mai più essere custodito soltanto come un sogno,

ma condiviso, regalando frammenti di bontà e di coraggio.

E contemplando le briciole, raccolte con cura dalle tue piccole dita,

vorrei imparare a custodire ciò che il Signore mette nelle mie mani,

ovunque e sempre …

E nulla si perda di ciò che mi ha donato.

BUON NATALE!

ANNA

 

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Nar Bahadur. Karki, ma per tutti qui al progetto agricolo e' semplicemente Baje, il nonno.

Lavora alla farm come guardiano notturno e tutto fare dal 2014, quando Ram, il "supervisor" del progetto, lo ha assunto.

All'epoca Baje non aveva una casa, dormiva qui e là tra Kopikola e Banghe' (due villaggi nei pressi della farm), mangiava quando qualche vicino, impietosito dalla sua situazione gli dava un piatto di riso e non perdeva l'occasione di spendere i quattro soldi che poteva avere in tasca in qualche bottiglia di birra….

La sua famiglia è originaria di Bhojpur, un paese di montagna a una ottantina di kilometri da Dharan, o forse sarebbe meglio dire a un giorno di pullman, per rendere meglio l'idea delle distanze in questo nostro Nepal.

La vita era molto dura e il cibo scarseggiava a casa di Nar, per cui, ancora ragazzino, è partito per l'India in cerca di fortuna. E' arrivato in Assam dove ha trovato un lavoro e anche una moglie, dalla quale ha avuto tre figli, due maschi e una femmina.

Ma la nostalgia di casa era tanta e nel contempo il ritorno nel villaggio di montagna quasi impossibile, visto che i suoi genitori erano morti e anche i fratelli e le sorelle se ne erano andati.

Così con la sua famiglia Baje è arrivato a Kathmandu, la capitale del Nepal, con la speranza di poter garantire un futuro migliore ai suoi. Ma la vita di città era così lontana da tutto ciò che aveva sognato, che avrebbe voluto raggiungere e così decise di ritornare nella sua terra di origine, il Terai, non più in montagna, ma nella pianura, dove nel frattempo due delle sue sorelle si erano trasferite dopo essersi sposate.

Baje è tornato al suo vecchio lavoro di contadino, che si prende cura della terra e degli animali, per guadagnare con il sudore della fronte, il pane (forse sarebbe più adatto al nostro contesto parlare di riso) per sfamare la famiglia.

Nel frattempo però' la moglie si è ammalata ed è morta e così pure il loro figlio primogenito, che i medici dell'ospedale di Dharan non sono stati in grado di salvare. E' stato come se gli fosse caduto il mondo addosso. Così Nar ha cominciato a lasciarsi andare, ha iniziato a bere, a litigare con i figli, fino a ritrovarsi nelle condizioni in cui lo abbiamo conosciuto. Nemmeno lui sa spiegare bene come sia arrivato fin lì, ma… dobbiamo e vogliamo credere che la possibilità di ricominciare esiste, che una nuova vita in dono la possiamo ricevere, che "OGGI PER VOI E' NATO IL SALVATORE".

Baje non è cristiano e nemmeno Ram che lo ha assunto. Sono entrambi indù, come il 90% dei nepalesi, ma Gesù nasce anche per loro, per portare luce e speranza anche nelle loro vite. E questa volta lo ha fatto dando la possibilità di un lavoro, di una stanzetta dove potersi riparare dalla pioggia e dal freddo, entrando a far parte di un gruppo che, pur con le vicende alterne di questi anni e grazie all'aiuto e al sostegno degli amici italiani della Fondazione Fratelli Dimenticati del VISPE, sta portando avanti il lavoro di agricoltura e allevamento, inseguendo il sogno di rendere finalmente autonomo e autosufficiente questo progetto agricolo.

Come vedete questo Natale non vi abbiamo raccontato la storia di un bambino, ma quella di un nonno, che, però, qualche settimana fa non ha chiuso la porta della sua "locanda", ma ha dato ospitalità per qualche giorno, ad una mamma con la sua bambina. Questa mamma era la figlia di Baje, la quale, dopo qualche anno di matrimonio è scappata da casa del marito, a causa dei maltrattamenti che subiva ed è andata a rifugiarsi dal papà, con il quale magari non parlava da anni, ma che è stato disponibile a darle a mano, così come fa con tutti quelli che all'interno della farm chiedono una aiuto.


Con i piu' sinceri auguri di un sereno Natale per tutti.

le sorelle del Nepal