Un po' di storia

Il Burundi, prima della crisi attuale, era una repubblica dove vivevano circa 4 milioni di persone e stava vivendo un periodo di lenta ma costante crescita, favorita da una situazione politica e sociale di riconciliazione tra le due etnie maggiormente rappresentate, Hutu e Tutsi.

Il 21 ottobre 1993 il Burundi, a causa di un Colpo di Stato, é caduto improvvisamente nel baratro della violenza.

L’assassinio, a pochi mesi dalla sua investitura, di Melchiorre Ndadaye, primo presidente eletto democraticamente, ha dato inizio ad un lungo e travagliato periodo di guerra e violenza, in cui la Popolazione burundese è sconvolta da ammazzamenti, indifferenza dell’opinione pubblica mondiale, abbandono da parte delle Agenzie Internazionali d’aiuto ed, infine da luglio del 1996, da un penoso embargo.

Il V.I.S.P.E. nel 1993 ha deciso di restare accanto alla Popolazione con cui ha stretto un patto di solidarietà. Diventa elemento stabilizzante per la zona ed operatore efficace al servizio del soccorso in campo alimentare, sanitario, e di rifugio, su un bacino d’utenza amplificato a circa 500.000 persone.

Questo anche dopo gli orrendi massacri di Buhoro e Bugendana nell’estate 1996. Buhoro è una succursale del progetto Mutoyi, mentre Bugendana è sede del comune cui appartiene la località di Mutoyi.

A Bugendana, balzato all’attenzione delle televisioni e della stampa di tutto il mondo anche in seguito alla successiva uccisione del vescovo mons. Ruhuna, furono proprio gli italiani di Mutoyi ad accorrere per primi. Portarono aiuto e conforto ai sopravvissuti del massacro: 130 feriti furono ricoverati nel Centro Medico italiano.

Fino al 1998 gli scontri tra etnie non si sono mai placati e, come sempre, i primi a soffrire in una situazione di guerra e di odio sono stati i bambini: erano migliaia gli orfani ammassati in campi di raccolta profughi all’interno del paese, sotto la protezione dell’esercito o delle organizzazioni internazionali.

L'embargo totale decretato dai paesi dell'Area dei Grandi Laghi contro il Burundi e' stato sospeso a gennaio 1999, permettendo alla popolazione, lungamente provata dalla guerra e dall'isolamento col resto del mondo, di riprendere se non altro speranza per il prossimo futuro. Sulle colline hanno ricominciato a coltivare ed a ricostruire le case distrutte.

Il 3 ottobre 2000 il nostro fratel Antonio Bargiggia (Super per gli amici) mentre stava scendendo in capitale con la sua macchina viene barbaramente ucciso da un gruppetto di militari sbandati.

Proseguono per anni vari tentativi di mediazione per riportare la pace nel Paese. Mentre sul campo ribellione e governo continuano a combattere, il 3 dicembre 2002 grazie all'ennesima opera di mediazione internazione, guidata dal vicepresidente sudafricano Jacob Zuma, il presidente burundese Buyoya e il leader del principale movimento ribelle burundese (Forze per la difesa della democrazia - FDD) Pierre Nkurunziza, firmano un accordo di "cessate il fuoco" che dovrebbe essere il primo passo di quel processo di pace che a detta di tutti sara' lungo e travagliato.

L'intesa siglata, entrata nel vivo verso la seconda meta' dell'anno 2003, ha definito i dettagli della divisione dei poteri tra l'esecutivo di Bujumbura e i ribelli e ha stabilito le modalita' dell'integrazione delle FDD nell'esercito burundese, attualmente guidato dalla minoranza tutsi. Saranno circa 37.000 i ribelli che gradualmente verranno integrati nell'esercito regolare.

In contemporanea con la firma dell'accordo, i politici presenti hanno lanciato un ultimatum alla FNL (Fronte di Liberazione Nazionale), secondo gruppo armato hutu che tutt'ora continua ad opporsi a qualsiasi dialogo col governo.

L’anno 2005 passerà alla storia del Burundi come l’anno delle elezioni. Dopo gli accordi di pace raggiunti e sottoscritti dalle parti in causa, il ciclo elettorale è cominciato nel mese di febbraio con un referendum costituzionale, e continuato senza sosta in giugno , luglio e agosto, rispettivamente con le elezioni comunali, legislative, senatoriali e presidenziali, per terminare nel mese di settembre con le elezioni dei capi collina (il Burundi conta per l’esattezza 2.912 colline).

Queste elezioni generali hanno condotto il Paese ad un cambiamento totale dal punto di vista politico. La vittoria schiacciante della vecchia ribellione (CNDD-FDD) a tutte le tornate elettorali e l’elezione il 19/08/2005 del suo candidato alle presidenziali, Pierre Nkurunziza, gli permetterà di controllare le principali istituzioni del potere.