TRE GIORNI, INSIEME…

28 Dicembre 2021

Esperienze così, lasciano il segno. E lo fanno senza chiedere permesso, senza bussare, senza lasciarti il tempo di rendertene conto. Accadono, e dopo che sono accadute chi le ha vissute è diverso da prima. La “Tre giorni del Vispe” che si è tenuta nella splendida cornice della Val Formazza, con le Cascate del Toce a fare da sentinella e a ricordarci costantemente la bellezza struggente del Creato, è stata una di quelle esperienze così: di quelle che lasciano il segno.

Abbiamo voluto lasciar passare del tempo, per evitare che la troppa emozione prendesse il sopravvento illuminando tutto ciò che di bello è successo e lasciando il resto nell’ombra del dimenticatoio. A mente fredda, a cuore tranquillo, abbiamo pensato di ritornare su quei giorni e abbiamo pensato di farlo in due modi. Anzi, in tre.

Il primo, è questo. Abbiamo fatto una semplice domanda ad alcuni dei partecipanti: “Cosa mi è rimasto dentro, dopo la tre giorni del Vispe?”.

Il secondo modo di tornare a quei giorni è una relazione più tecnica e dettagliata: un verbale di quello che è stato detto e condiviso, di quello che è stato raccontato e ascoltato. Lo abbiamo fatto per consentire a tutti di tenersi un pezzo di quello che è stato: per chi c’era, per chi non ha potuto esserci, per chi ha scelto di non esserci.

Il terzo modo, ecco, mettetecelo voi. Voi che siete venuti, voi a cui chiediamo un pensiero (ma anche una critica, un appunto, un consiglio) su questa esperienza. Scriveteci: le raccoglieremo e ne faremo – o almeno, proveremo a farlo – un buon uso.

Grazie.

La Commissione Comunicazione.

“Cosa mi è rimasto dentro, dopo la tre giorni del Vispe?”

AGOSTINO

Prima di rispondere a questa domanda, devo dire cosa ho provato quando eravamo in Val Formazza.

Il sentimento più importante che c’era in me è stato il SENSO DI GRATITUDINE. Gratitudine verso tutti e una gratitudine particolare per il Signore che ci ha permesso di vivere, in quel modo, quei giorni in montagna.

Dopo tanto tempo vissuto con incontri fugaci, spesso solamente virtuali, è stato bellissimo ritrovarsi così a lungo.

Il ricordo più vivo che ho riguarda il CLIMA di FRATERNITÀ che si è creato tra tutti spontaneamente, senza forzature; tra chi condivide da sempre la vita del Vispe e chi si conosce da poco, tra chi ha potuto fare tutti e tre i giorni e chi ha potuto salire per un giorno solo, con le Sorelle, i Fratelli….  Ci si è voluti bene, ci si vuol bene. E questo grazie a Lui.

Però vorrei sottolineare una conseguenza della tre giorni: per me è evidente che quello che si è vissuto in montagna, lo Spirito che ci ha uniti, ha contagiato e contagia positivamente la vita di coloro che erano su ma anche di chi, per i più svariati motivi, non ha potuto esserci.   

Faccio un esempio: nel mio intervento iniziale in Val Formazza, sottolineavo come le lamentele stessero un po’ avvelenando il nostro stare assieme.

Oggi, a distanza di due mesi, noto come molti passi siano stati fatti nella direzione di un maggior ascolto, di una maggiore comprensione e di un maggior aiuto nel cercare di risolvere i problemi e superare le difficoltà che regolarmente si incontrano.

Da tutto ciò viene di nuovo il mio GRAZIE a TUTTI.

GIANCARLO

Mi è stato chiesto di rispondere alla domanda: “Cosa mi è rimasto dentro, dopo la tre giorni del Vispe?” Tento allora di consegnare qualche suggestione, pur consapevole che si tratterà di una restituzione limitata… i giorni vissuti in Val Formazza sono stati infatti ricchi di sollecitazioni e di tanti discorsi, che hanno toccato le molteplici e diverse sfaccettature della nostra vita associativa e per questo, mi è praticamente impossibile uno sguardo che possa comprenderle tutte. Quello mi sento di poter dire è che, al di sopra di tutto, si percepiva la voglia di esserci e di condividere insieme il sogno di andare avanti e rilanciare il desiderio fondante che ha fatto nascere l’avventura Vispe… il desiderio di poter continuare ad essere ancora a servizio dei poveri. Questo desiderio era palpabile e pur non avendo ancora pienamente assunto contorni definiti per il prossimo futuro, c’era e si sentiva forte! Questa è già di per sé una bellissima cosa, che deve essere coltivata e custodita come un tesoro prezioso, perché il desiderio anima l’uomo ed è sempre frutto della consapevolezza di una mancanza. Sapere di mancare di qualcosa è il primo passo fondamentale, è consapevolezza che innesca il movimento di ricerca, nutre il desiderio di trovare strade nuove e permette il tentativo di leggere la realtà con occhi capaci di guardare avanti e non sempre e soltanto indietro. Sì, sappiamo di mancare… di giovani, di idee, di capacità organizzative e talvolta anche di quell’armonia necessaria a stare insieme senza litigare. Abbiamo però ricevuto e ci ritroviamo nelle mani tanto, ma quello che c’è, lo sappiamo bene, non può e non deve essere semplicemente conservato, al contrario ci rendiamo conto che va investito, rimodellato e ridato in pasto al tempo presente, perché tutto ciò che non è donato è perduto, dice un saggio proverbio indiano. La tre giorni che abbiamo vissuto credo che sia stata una bellissima opportunità per iniziare ad abitare insieme, con più consapevolezza, la nostra mancanza e rilanciare il desiderio… ora occorre camminare nel presente, per saper ascoltare e rispondere… alla vita.

PEPPINO

Appena terminata LaTreGiorni vinceva forse soprattutto un senso di soddisfazione perché l’evento era andato bene. Tanta gente, tanti amici, partecipazione, emozione…

Dopo un po’ di tempo però vince anche l’esigenza di una riflessione.

Credo che sia emerso chiaro come i partecipanti abbiano vissuto positivamente il fatto di trovarsi assieme, di rivivere una storia di comunità che, per una serie di motivi si era un poco persa. Bello vedersi, pregare e mangiare assieme (bene), ridere e scherzare. Bello ascoltare le due riflessioni dei sacerdoti, la Messa.

Meno sentita la necessità di conoscere e affrontare i problemi che in questo momento non mancano certo.

Ma anche don Luciano Pozzi ci ha fortemente sollecitato alla concretezza. Altrimenti il rischio è quello di trovarsi ancora fra un anno a fare la stessa cosa.

Ecco. Quello che a me è rimasto di più nel cuore è l’ansia, l’urgenza di trovare assieme le linee per definire un progetto che, con solide radici nel passato, guardi al futuro.

Mi è restata forte l’esigenza di staccarsi dalla sia pur necessaria gestione della quotidianità. Guardare oltre.

Probabilmente una delle situazioni da evitare è la mediocrità. Nella storia certe cose hanno funzionato perché c’erano proposte forti, innovative, direi rivoluzionarie.

Oggi è sempre più vero. Occorre avere la capacità di pensare in grande, di immaginare anche l’inimmaginabile. E dobbiamo farlo assieme.

Questa potrebbe essere la nostra Pentecoste.

EDOARDO E CRISTINA

Da diverso tempo non rivedevamo molti volti conosciuti, e che sorpresa, allo stesso tempo, incontrare anche alcune persone che non avevamo mai avuto modo di poter conoscere prima, ma che, come noi, hanno in qualche modo vissuto l’esperienza VISPE nella propria vita. È proprio vero che attorno al mondo VISPE gravitano tantissime persone diverse e storie di vita, e la Tre Giorni in Val Formazza, per molti di noi, ha significato proprio questo: riconoscersi e riconoscere di essere in tanti a far parte di questo grande orizzonte di senso, che ci parla di missione, di condivisione con il povero, di amore verso il prossimo bisognoso.

La Tre Giorni ha quindi dato modo di sentirci di nuovo parte attivamente di una grande famiglia. Un fatto non da poco, considerando in modo particolare il periodo storico dal quale veniamo, che ci ha costretto per lungo tempo ad una lontananza fisica forzata, e a vivere da vicino, quotidianamente, l’esperienza della sofferenza e della mancanza di relazione umana. Crediamo che questa breve esperienza in Val Formazza abbia insegnato che, a volte, è bene fermarsi, respirare un attimo e prendere le distanze temporaneamente dal “fare”, per vivere la semplicità di momenti di relazione e di amicizia e ricordarci, a vicenda, la direzione del nostro cammino di missione.

KAROLI

Ciao, il messaggio che mi è rimasto nel cuore è il pensiero che ci ha dettato don Luciano Pozzi domenica mattina: non ci può essere fraternità senza perdono.
In ogni realtà umana a partire dalla famiglia è assolutamente così. Tanto più in una comunità. Nessuno è esente da errori, disattenzioni, superficialità. Se non c’è perdono le relazioni si spezzano in modo definitivo. La fraternità muore. In questo momento post pandemia dobbiamo ripartire da qui, come comunità, se vogliamo dare seguito a una vocazione ricevuta. Non ci sono altre vie.

CARLO LEONI

La cornice del Val Formazza è stata sicuramente un valore aggiunto ai tre giorni di Sotto Frua.

Ne è valsa la pena, trovare tre giorni e partire per trovarsi insieme.

Sono molto contento dei tre giorni, è un momento fraterno che ci voleva, dopo tanto tempo un po’ chiusi dal lockdown.

Abbiamo condiviso parole, pasti e preghiera.

Credo che il Vispe stia vivendo un momento di storia importante e se mi permettete il paragone è come aver fatto le scuole dell’obbligo, elementari, medie, ora con LaTregiorni Vispe abbiamo finito anche le superiori.

Adesso ci aspetta l’università! Facoltà da scegliere, specializzazione da decidere, programmazione esami.

È un passo importante, la creazione delle commissioni ci aiuta ad aprire la partecipazione attiva a tutti i temi che come direttivo dobbiamo affrontare.

Credo che tutti i partecipanti si siano in qualche modo sentiti ingaggiati e l’onda dell’entusiasmo e della partecipazione va coltivata e mantenuta.

A primavera mi sembra che sia il momento buono per proporre un secondo momento.

SIMONA

3 giorni in Val Formazza con il Vispe. 3 giorni a 1500 metri con Ricardo (mio marito boliviano), Francesco (8mesi e qualche problema al cuoricino) e tanta gente che avevo visto e altra che non conoscevo. 3 giorni di tante parole, concetti e idee per il futuro, ma anche un po’ di storia con alcuni video. Ma soprattutto tante relazioni, è stato un momento bello di condivisione in cui secondo me si vedono le cose belle costruite e le fatiche dei tanti anni del Vispe, legate alla storia delle persone, ma si è visto anche la voglia di proseguire in maniera diversa (forse) dalla routine che sempre si è portata avanti.

I cambiamenti fanno sempre paura ma se si segue il sogno portano a grandi cose. Un momento di preghiera e riflessione alla mattina poi dopo colazione via a ragionare sul passato e sul futuro. Lo stare sempre insieme per 3 giorni, il mangiare bene, il sorridere e ragionare insieme ci ha permesso di conoscere di più questa grande macchina: il VISPE. Per me, per noi che abbiamo ascoltato tanti interventi e chiacchierato con varie persone il punto più bello è stato vedere come in una grande famiglia, anche se si hanno idee diverse c’è bisogno di arrivare da qualche parte. E secondo noi arrivare da qualche parte per il Vispe, dopo questa 3giorni vuol dire mettere davanti ad ogni cosa le persone con le loro storie e loro scelte, provando a cambiare rotta per loro e per la gente che si aiuta, che sia in Burundi, che sia Brasile, Nepal o Bolivia, ma anche che sia Italia.

E allora avanti tutta, sognando in grande il sogno VISPE, che nasce tanti anni fa e va avanti perché molti cuori ancora si appassionano alla Buona Notizia e al fare bene le cose per gli altri, lasciando magari indietro le classiche parole “si è sempre fatto così!”.

TREGIORNI VISPE 18-21 SETTEMBRE 2021 – Una relazione ufficiale

1. Comunicazione e rapporti con le istituzioni

Partecipanti: Carlo Leoni, Francesco Caielli, Antonio Caccini, Pierantonio Mottini, Giampaola Galli, Gianni Chiesa, Laura Dellon, Marco Arioli, sr. Supesi, Miriam Feder

Referente: Carlo Leoni

Relazioni con la FOCSIV. Antonio ha ricordato che abbiamo scelto sin dall’inizio la FOCSIV per sintonia di ideali e perché avevamo bisogno di assistenza per accedere ai finanziamenti pubblici. Più recentemente abbiamo aderito alla proposta del Servizio Civile (una volta con due volontari in Bolivia), alla Campagna riso (con impegno calante) e alla proposta per un progetto comune in Iraq (poi abbiamo rinunciato per i tempi troppo stretti).

Antonio è stato consigliere nazionale per sei anni, ma quasi a titolo personale, senza una vera partecipazione e sostegno dell’associazione.

Pierantonio osserva che finora abbiamo aderito per ricevere qualcosa, adesso sta a noi portare qualcosa.

Per esempio proponendo la diffusione di un nuovo volontariato missionario come quello dei nostri giovani in Burundi. Questo tipo di volontariato, un tempo diffuso, si è un po’ perso, prevale la scelta della professionalità inserita in progetti di sviluppo. Altri organismi lo vorrebbero riscoprire.

Simona conferma, il mondo sta cambiando, anche nel Mato Grosso vi sono persone pagate, ma una cosa non esclude l’altra.

Peppino ricorda che nell’ incontro con la nuova presidente FOCSIV è stata recepita una differenza: un’amicizia profonda tra noi.

Agostino commenta che oggi da soli è difficile fare qualcosa di nuovo. Insieme ad altri invece si può.

Carlo Leoni riferisce dei rapporti con la Diocesi di Milano. Lui partecipa con altri laici e religiosi alla Consulta missionaria. La Diocesi ha attualmente sacerdoti Fidei donum in una decina di paesi. Una sola coppia di laici. La nostra esperienza con don Giuseppe Grassini ad Haiti è finita con il suo rientro in Italia. Vogliamo cercare una collaborazione con altri sacerdoti milanesi?

Gigi insiste perché il VISPE si proponga alla diocesi per una collaborazione a livello più operativo.

Le altre relazioni con enti esterni sono poco significative (es. Colomba) o finalizzate alla ricerca di finanziamenti.

Comunicazione

Francesco Caielli è stato recentemente incaricato dal consiglio VISPE per curare la Comunicazione verso l’esterno. Ha relazionato sulle azioni ed i risultati conseguiti con una presenza regolare sui social, soprattutto Facebook e YouTube, ma anche Instagram. Manca tuttavia uno strumento cartaceo, per chi non ha accesso o dimestichezza con i social.

Giampaola rileva anche una lacuna di comunicazione interna, e propone la costituzione di un gruppo con incontri regolari di coordinamento.

Don Luciano Pozzi propone l’invito ad iscriversi ai canali per chi può, e di dare spazio alla comunicazione diretta per chi viene la domenica. È già stata proposta una mappatura dei gruppi locali, con l’individuazione di un referente per ognuno dei gruppi, e l’organizzazione di alcuni momenti nell’anno per riunirli e coinvolgerli. Si osserva che il Contatto diretto personale è ancora insostituibile. Meno efficaci i volantini, utili i gruppi di WhatsApp

Per Pierantonio la carta stampata ha perso senso, se non per eventi mirati.

Carlo Meroni suggerisce di creare e aggiornare le mailing list.

Ottavio approva e aggiunge che serve l’impegno di tutti per la diffusione del materiale disponibile. Per esempio il calendario. Giampaola si chiede se sia ancora uno strumento utile per la comunicazione. Serve un’analisi e poi si scelgono le azioni ed i canali.

Maurizio esorta a dare fiducia alla commissione comunicazione.

Miriam commenta che ancora non esiste. Va fatta e deve lavorare con regolarità. Oggi abbiamo diverse iniziative ma sono slegate tra loro.

Sr. Gloriosa ricorda che in passato esisteva una comunicazione annuale dalle missioni alle diocesi. Era una buona cosa, ma da un po’ di anni non si fa più. Anche don Luciano Farina pensa sia bene riprendere qualcosa del genere.

2. Formazione adulti

Partecipanti: Carlo Meroni, Rosaria Piotto, sr. Anna, Maurizio Colombo, Roberta Puttini

Referente: Rosaria Piotto

Purtroppo con la pandemia anche la formazione degli adulti si è fermata. In realtà gli incontri si erano già esauriti anche prima del Covid-19. Rimanevano solo i momenti domenicali a fine giornata, ma tanti andavano via prima. Non si faceva più da tempo l’Agorà annuale, una domenica verso febbraio, e gli incontri alla Rovellina erano finiti nel 2015. Come riprendere?

Una delle possibilità è sfruttare il momento dell’assemblea annuale, per arricchire questa occasione di bilancio dei numeri anche con gli elementi e i contenuti del bilancio sociale. Si potrebbe estendere l’incontro a tutto il giorno e farne un momento di revisione della vita del VISPE.

Carlo Meroni aggiunge che così l’assemblea diventa agorà e non risponde solo ad una esigenza istituzionale. Magari divisa in due tempi: uno solo per i soci e uno aperto a tutti.

Si possono inoltre riprendere gli incontri domenicali, 4-5 volte all’anno, oltre ai ritiri di avvento e quaresima. Si possono organizzare altre tre giornate o pomeriggi a tema tra novembre e febbraio. Questo è il periodo migliore, abbastanza libero da altri impegni. Si può cominciare già a pensare ai temi possibili.

Si potrebbe anche preparare una domenica al mese, da pubblicizzare bene. Organizzare il lavoro solo al mattino, posticipare il pranzo e poi dedicare alla formazione e alla preghiera tutto il pomeriggio.

Per Carlo questo pomeriggio mensile può coprire tutto il periodo in cui non ci saranno altri incontri a tema. Dovrebbe diventare regolare, sempre la stessa domenica del mese.

Maurizio suggerisce di predisporre un calendario degli incontri da pubblicare sul sito vispe.

Ma chi si impegna a portare avanti questo lavoro? Ci vuole un gruppo di persone disponibili. I partecipanti del gruppo di lavoro sono solo un embrione. Servono anche altre persone.

Agostino propone di fare una sola commissione formazione, per adulti e giovani.

Carlo obietta che la formazione giovani è materia diversa, anche se ci possono essere momenti di congiunzione dei percorsi.

Sr. Anna propone come temi il cammino di chiesa, proposto dal papa, in cui si cerca di sviluppare la sinodalità. Camminare insieme nel dialogo, per costruire una chiesa non più clericale. Ci sono documenti specifici da studiare e seguire. Si può anche continuare la riflessione sulla Laudato sii e l’ecologia integrale. Il grido della terra si accompagna al grido dei poveri.

Ottavio si dice un po’ preoccupato per il fiorire di commissioni in questa sede. Vede il rischio che col tempo possano estinguersi se manca una consapevolezza forte. Invita mettere grande volontà e impegno nelle scelte che facciamo.

Sr. Giusy raccomanda di coordinare l’impegno formativo della domenica con gli altri impegni già presi, per evitare sovrapposizioni.

Per don Luciano Pozzi il direttivo deve essere il riferimento per tutte le commissioni proposte, prevedendo almeno un rendiconto annuale con la definizione delle linee guida necessarie.

Agostino approva senz’altro l’idea di un incontro di revisione annuale della vita del VISPE vicino alla Pentecoste accogliendo la proposta fatta da don Luciano Pozzi al mattino.

3. Formazione giovani

Partecipanti: Giancarlo Airaghi, Chantal e Adriano Maggi, Miriam Feder, sr. Giuseppina, Mirella …, Fabio …, Simona e Ricardo

Referente: Giancarlo Airaghi

Le attività formative, in particolare quelle rivolte ai ragazzi in età scolare, si sono forzatamente arrestate causa Covid. Per ripartire occorre pensare con i giovani, che sono pochi, magari anche pregare insieme per aprire spazi allo spirito.

Per la ripresa dei campeggi, bisognerà studiare bene come impostare. Si possono organizzare dei campi di lavoro a Viso, senza dimenticare la dimensione spirituale. L’esperienza estiva dei campi di lavoro è stata positiva, così come quella delle convivenze a Badile, molto valida dal punto di vista formativo, anche come supporto ai candidati partenti. Risulta essere uno stimolo a scelte più impegnative per i giovani nel campo del volontariato. In particolare con gli Adolescenti, si vede bene provare a valorizzare l’incontro con i poveri, lo studio della storia del VISPE e il contatto con la missione.

Don Luciano Pozzi sottolinea le buone esperienze di convivenza realizzate negli ultimi mesi. Sebastiano, Federico ed Elisa hanno potuto approfondire la conoscenza tra loro e del VISPE, in un modo diverso e migliore rispetto a quello degli incontri passati con i giovani AGV. Prossimamente, l’attività formativa potrà migliorare ancora con il trasferimento a Badile di Simona e Ricardo. Per gli adolescenti è difficile organizzare qualcosa durante l’anno, perché sono pieni di impegni, ma si possono fare campi di lavoro in periodi adatti.

Sr. Giusy auspica la partecipazione dei giovani nelle attività formative: sono pochi, ma sono figure importanti per i più piccoli.

Gianni Ballabio esorta a dare fiducia ai giovani: in un gruppo di giovani l’adulto deve farsi da parte e lasciare camminare loro. I quarantenni e oltre sono già vecchi e nel Mato Grosso non si occupano più di formazione, ma lavorano al servizio di tutti.

Miriam osserva che nella formazione c’è bisogno anche di persone grandi che servano di esempio.

Chantal crede che nel VISPE la forza lavoro siano gli adulti; i giovani non sono sufficienti. Richiama l’attenzione anche sulla necessità di cercare sempre una condivisione, un coinvolgimento. Quando un’attività viene personalizzata e poi manca il titolare, tutto cade.

Per Simona serve la forza attrattiva dei giovani, rafforzata con l’esperienza degli adulti. Qualcuno dei più grandi con più esperienza è importante per responsabilizzare e trascinare. Ma ci vogliono adulti che sappiano fare proposte creative, capaci di rigenerare. I giovani hanno tanta voglia di fare e partecipare. Vanno spinti a darsi da fare. Come su un trampolino per tuffarsi nella vita.

Petronilla osserva che i giovani quando tornano dalla missione non si vedono più a lavorare a Badile: il lavoro continua solo sulle spalle dei più vecchi.

Agostino raccomanda di stare vicino ai due ragazzi inviati in Bolivia. Sarebbe davvero un peccato perderli al loro ritorno. Miriam considera che anche le esperienze esterne al gruppo sono valide e i giovani tornano arricchiti.

Don Luciano Pozzi richiama l’attenzione su quattro urgenze:

  • Baita di Viso: prima di Natale, in vista della prossima estate, è necessario definire come impostare i soggiorni e risolvere i problemi tecnici
  • Campi di lavoro estivi: entro gennaio dobbiamo definire una proposta
  • Esperienze dei giovani in missione: serve definire regole e trovare un equilibrio perché le comunità di missione non si sentano travolte, senza perdere i giovani che vogliono partire.
  • Lavoro ad Appiano: uno dei campi di lavoro per i giovani più grandi potrebbe essere studiato ad Appiano. Non lunedì ma domenica.

Sr. Gloriosa approva senz’altro l’idea di campi di lavoro ad Appiano.

Giancarlo è convinto di poter presto riprendere il lavoro nelle scuole.

4. Attività lavorative

Partecipanti: Ottavio Grandi, Graziella Tonani, Mariella Re Fraschini, Franca Re, Paolo Zappa, Sandro Franchi, Giuseppe Acerbi, Franco Moretti, Aurora, Antonello Falchi, Daniela Scalabrini, Roberto Scardoni, Antonietta Gazzardi

Referente: Ottavio

Attività attuali a Badile:

  • Scelta e confezionamento dei vestiti
  • Preparazione dei container
  • Mercatino dell’usato
  • Preparazione e vendita della legna
  • Accoglienza di gruppi esterni

Altre attività lavorative:

  • Manutenzione della baita di Viso
  • Lavori agricoli e di allevamento ad Appiano (a cura delle sorelle)
  • Lavori agricoli a Casembola (con Mato Grosso)
  • Orto a Locate
  • Frutteto a Badile

Finalità:

  • Sostegno alle missioni
  • Formazione dei giovani
  • Crescita di consapevolezza negli adulti

Si evidenzia in generale una carenza di persone regolarmente impegnate, e a volte una mancanza di coordinamento con il rischio di confusione e scarsa qualità.

SI potrebbero creare occasioni di informazione per cercare nuove persone da coinvolgere.

Potremmo trovare canali di trasmissione dei nostri valori per generare attrazione che si traduce in partecipazione. Ma come motivare o rimotivare le persone, soprattutto i giovani, al volontariato?

Il lavoro manuale è stata una scelta precisa nella storia del VISPE, per essere vicino ai poveri.

Questa scelta può tornare ad essere un seme generatore, capace di suscitare nuove vocazioni al volontariato. Nuove attività lavorative possono diventare fonti di autofinanziamento.

È necessario lavorare sull’accoglienza e la motivazione.

Per Mariella nel lavoro di Badile dobbiamo curare di più l’accoglienza e la relazione personale tra noi e verso i volontari che vengono da noi.

Agostino raccomanda attenzione al coordinamento dei lavori, per evitare che si alternino situazioni di carenza di persone e poi difficoltà di impiegare i volontari quando ci sono.

Edoardo pensando all’orto di Locate chiede aiuto per collegare il lavoro all’impiego del ricavato in missione. Oggi rimane molto informale, servono indicazioni per l’impiego dei soldi, che aiutano a motivare le persone. Agostino e sr. Anna ricordano che vi sono tante piccole necessità in missione per finalizzare le raccolte. Non solo per l’orto, ma anche per altre iniziative.

Il lavoro della legna è utile e redditizio, ma va inquadrato anche dal punto di vista della sicurezza. Le macchine pericolose devono essere maneggiate da persone adulte preparate e responsabili, e se necessario bisogna investire per la sicurezza. Antonello assicura che le macchine sono sicure e affidate agli adulti. Don Luciano Pozzi aggiunge che è d’accordo che i lavori redditizi debbano essere svolti in sicurezza, ma questa attenzione non deve limitare la ricerca di nuove attività, che oggi per noi sono veramente marginali. Si può fare di più. I giovani vogliono fare di più.

5. Missioni

Partecipanti: Livio Carnevale, Luigi Vigo, Luigi Bettinelli, Petronilla Mpfayokurera, sr. Maria Luisa, Stefania Boerci, Giancarlo Vescovi, Peppino Caielli, Agostino Meroni, Davide Perucchini

Referente: Livio

L’ Organizzazione VISPE da sempre è largamente finalizzata all’assistenza delle missioni.

Non siamo un’agenzia che raccoglie risorse e le distribuisce secondo necessità. L’approccio è diverso, le missioni sono sostenute prevalentemente da religiosi e dai laici a supporto.

Il volontariato laico è cambiato nel corso del tempo. La motivazione è uguale ma assume forme ed espressioni diverse. Non è missionario solo chi dedica alla missione tutta la vita. Chiunque è missionario e volontario se lo spirito che lo anima è quello giusto. Piuttosto dobbiamo chiederci: noi siamo ancora in grado di sostenere nuove attività autonomamente o dobbiamo appoggiarci ad altre organizzazioni?

Unirci ad altri rischia di farci vivere un ruolo secondario e magari di perdere in testimonianza evangelica? Esiste il rischio di trasformarci in una agenzia di collocamento di risorse senza partecipazione attiva, senza testimonianza?

Potrebbe essere meglio collaborare con organizzazioni locali nei paesi, come in Nepal con GONESA o in Burundi con AVVDI?

L’ accoglienza in Burundi è un altro argomento. Sono cambiate le persone e le modalità di esperienza. Le regole di un tempo non valgono più, è necessario definire nuove regole condivise. Le soluzioni possibili sono diverse, come una famiglia dedicata sul posto o la ricerca di persone impiegate localmente. Occorre tenere presente che la tipologia delle persone che chiedono di partire è molto varia, i periodi sono diversi, così come gli obiettivi e le professionalità, ma tutti devono relazionarsi positivamente con la comunità. Hanno necessità che devono essere considerate e soluzionate.

La Bolivia è una realtà ancora diversa; dobbiamo creare la possibilità di esperienze in altri paesi oltre al Burundi.

La ricerca e la scelta di nuove attività non si può affrontare in questo gruppo. Si può solo provare a dare un contributo di riflessione.

Sr. Maria Luisa per il Nepal chiede di affiancare ad Antonio altre persone. Si può creare una commissione.

Sandro osserva che per continuare a spedire container in Burundi servono nuove persone. I giovani non sono interessati a piegare vestiti e riempire container. Franca conferma che i vestiti sono sempre le stesse persone a farli. Livio commenta che emergono sempre nuove difficoltà con le spedizioni, sia per trovare i container che per lo sdoganamento del contenuto.

Stefania ricorda che abbiamo voluto incontrarci proprio per risvegliare un sentimento.

Agostino aggiunge che c’è un’organizzazione che va ricostruita dopo la battuta di arresto per il Covid.

Sandro segnala che ci sono materiali, come la lana, che arrivano in quantità superiore alle possibilità di spedizione e propone di limitare gli arrivi alla fonte e che ci sono attrezzature inutilizzate che occupano per un quarto il capannone.

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